“Green pass” europeo pronto a metà giugno

“Green pass” europeo pronto a metà giugno

Annuncio del premier Draghi dal Consiglio Europeo di Bruxelles. Il documento permetterà ai cittadini europei di spostarsi da un Paese all’altro dell’Unione senza ulteriori adempimenti.

Il “green pass”, il “certificato verde con lo stato di salute dei cittadini europei sarà pronto a metà giugno. Ci sono ancora questioni aperte su cui si dovrà pronunciare l’Ema, in particolare sulla durata di questo passaporto”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio Europeo. 

Dopo giorni di intense trattative Parlamento, Commissione e Consiglio europei avevano trovato l’accordo il 20 maggio scorso per varare il documento che permetterà di spostarsi da un Paese all’altro dell’Unione senza ulteriori adempimenti. Dopo l’ok del Parlamento il certificato, che sarà disponibile sia in formato digitale che cartaceo e dovrebbe valere dodici mesi, sarà operativo e attesterà che il titolare è stato vaccinato contro il coronavirus, è guarito dall’infezione o ha un risultato recente di test negativo.

L’accordo a livello Ue permetterà agli Stati membri di emettere certificati che saranno poi riconosciuti e accettati negli altri Paesi dell’Unione, che non potranno più imporre ulteriori restrizioni di viaggi, come la quarantena, l’autoisolamento o i tamponi, “a meno che tali misure non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”. Ai singoli Stati resterà la possibilità di decidere se accettare anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con farmaci non autorizzati dall’Ema come nel caso della Russia o della Cina.

La ristorazione vuole uscire dal tunnel della pandemia

La ristorazione vuole uscire dal tunnel della pandemia

Presentato il Rapporto annuale Fipe: nel 2020 persi quasi 250mila posti di lavoro e 130 miliardi di consumi. Il ministro Giorgetti: “L’imprenditore come un eroe moderno”. Il presidente Stoppani: “Bar e ristoranti devastati nei numeri, servono certezze e sostegni”. 

Proprio all’indomani del decreto sulle riaperture approvato dal Consiglio dei Ministri che in qualche modo segna un confine tra l’emergenza pandemia e un lento ritorno alla normalità è stato presentato oggi il Rapporto annuale sulla ristorazione con il titolo

“Prove di ripartenza” realizzato dall’Ufficio Studi della Fipe alla presenza del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti e del presidente della Fipe, Lino Stoppani.

Nell’annus horribilis del coronavirus, il solo settore della ristorazione ha perso quasi 250 mila posti di lavoro (oltre mezzo milione, 514mila se si tiene conto anche del settore alloggio) molti dei quali a tempo indeterminato e soprattutto di giovani e donne. In termini di consumi, la perdita è stata di 130 miliardi di cui 31 solo nella ristorazione. Questo anche perché a livello di reddito siamo tornati ai livelli del 1994 con circa 900 euro pro capite.

Nel 2020 sono oltre 22 mila i pubblici esercizi, bar e ristoranti, che hanno chiuso a fronte delle 9.190 che hanno aperto, un saldo negativo di oltre 13 mila imprese.

Un altro aspetto messo in evidenza dal rapporto è che il 23% delle imprese non hanno ricevuto ristori per una serie di difficoltà tra codici Ateco e mancate aperture di partite Iva. Concludendo l’analisi dei dati, il direttore dell’Ufficio Studi Fipe, Luciano Sbraga, ha sottolineato che “il secondo lockdown è stato il peggiore da un punto di visita psicologico ed economico: i ristoranti non hanno lavorato la sera per sei mesi dal novembre 2020”.

Parlando in termini di fatturato, sei titolari di pubblici esercizi su dieci hanno lamentato un crollo di oltre il 50%, mentre il 35,2% ritiene che il fatturato si sia contratto tra il 10% e il 50%. I motivi alla base della riduzione dei ricavi sono dovuti principalmente al calo della domanda a causa delle misure restrittive dovute al Coronavirus, sia sulle attività che sulla mobilità delle persone (88,8%), nella riduzione della capienza all’interno dei locali per l’attuazione dei protocolli di sicurezza (35,4%) e nel calo dei flussi turistici (31,1%), in particolare di quelli stranieri. Dopo aver raggiunto il suo massimo storico nel 2019, con oltre 46 miliardi di euro, il valore aggiunto generato dalle imprese della ristorazione è precipitato in un solo anno del 33%.

Stoppani: “Dalla crisi emerge l’importanza del settore della ristorazione”

Il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani, commentando i dati del rapporto ha sottolineato che “la situazione della ristorazione a distanza di un anno fotografa un settore devastato nei numeri e proietta un futuro con nuove incertezze e qualche speranza in più. Sul passato c’è molta insoddisfazione, siamo consapevoli che il Paese è stato chiamato ad affrontare una grande emergenza sanitaria e siamo riconoscenti allo Stato che ha fatto comunque uno sforzo per dare indennizzi ma la nostra insoddisfazione nasce dal fatto che il nostro sacrificio sociale non è stato accompagnato da misure decisive”.

“Noi confidiamo – ha detto Stoppani – che dalla crisi possa nascere una consapevolezza più forte per l’importanza del nostro settore”. “Oltre ventimila imprese – ha aggiunto Stoppani – non ce l’hanno fatta e purtroppo molte alte rischiano di non farcela nel 2021. A queste bisogna aggiungere anche quelle che pur non avendo chiuso hanno cambiato gestione e in qualche caso creando delle opacità di proprietà con il rischio sempre più concreto delle infiltrazioni malavitose”.

Stoppani ha poi voluto ricordare l’impegno della federazione durante questo periodo: “La nostra attività nel 2020 è stata dedicata a combattere su 3 fronti: quello politico, quello della comunicazione per dare volto e voce alle nostre istanze e il terzo fronte che è stato quello del rapporto con i nostri associati che hanno compreso il valore delle grandi associazioni di categoria e il loro presidio sindacale. Siamo stati corpi intermedi seri che hanno fatto una rappresentanza seria e non disordinata”. Il presidente Fipe ha chiuso il suo intervento ribadendo la necessità di interventi di sostegno: “Bisogna lavorare sui sostegni e sugli indennizzi a fondo perduto utilizzando magari lo strumento del tax credit o provare a ridurre l’aliquota Iva per il nostro settore”.

Giorgetti: “Mettere l’imprenditore al centro”

“Il mio dovere in qualità di ministro dello Sviluppo economico è quello di avere sempre un confronto con le categorie di riferimento”. Con queste parole il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha iniziato il suo intervento durante la presentazione del Rapporto ristorazione della Fipe.

“Io metto sempre l’imprenditore al centro, un eroe moderno, penso sempre alla persona fisica che mette in gioco se stesso misurandosi tutti i giorni con il mercato. C’è grande diversità – ha osservato il ministro – tra chi vive in settori protetti e che vive al di fuori di essi. Dobbiamo cercare di far capire che l’avventura imprenditoriale è quella che permette di far crescere la società e di creare ricchezza”.

Giorgetti ha voluto comunque sottolineare le difficoltà che i governi Conte e Draghi hanno avuto nel combattere un “nemico” totalmente sconosciuto. “E’ stato per tutti molti complicato gestire la situazione pandemica, una cosa del tutto nuova da affrontare quindi è evidente che siano stai fatti errori o ci siano stati ritardi”.

“Il governo – ha detto ancora il ministro – cerca di dare certezza sulle date facendo una sintesi di posizioni diverse. Ci sono certamente ancora dei settori penalizzati come ad esempio le discoteche. Si sta pensando di riaprirle con il sistema del Green Pass”.

“Per quanto riguarda i sostegni, domani o al massimo dopodomani, il decreto legge confermerà le linee più recenti adottate dal governo. Ho chiesto un fondo dedicato a coloro che anche quest’ultimo decreto tiene chiusi e non hanno la possibilità di fatturare. Ci sarà un fondo gestito da Mise e Mef che cercherà di individuare dei soggetti che abbiano diritto a questo tipo di sostegno”.

Giorgetti ha concluso il suo intervento ricordando come la dimensione sociale del pubblico esercizio sia fondamentale, “non è possibile che il futuro sia solo “da asporto” e che “la ristorazione è un’eccellenza italiana, ed è uno dei principali driver che oltre all’aspetto culturale spinge le persone a visitare il nostro Paese. E’ un brand unico che dobbiamo difendere, tutelare e rilanciare. La guerra sta forse finendo, dobbiamo prepararci a ripartire”.

Autore Ugo Da Milano

Quarantena addio, il turismo prova a ripartire

Quarantena addio, il turismo prova a ripartire

Manca meno di una settimana per una prima, concreta ripartenza del turismo italiano: da sabato 15 maggio, infatti, sparirà la mini quarantena per le persone provenienti dai Paesi europei, Gran Bretagna e Israele.

Come annunciato giù il 4 maggio scorso dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, per entrare nel nostro Paese i turisti dovranno dunque semplicemente rispettare le stesse regole in vigore per gli spostamenti verso le regioni non gialle. Basterà quindi presentare un tampone negativo, dimostrare di essere vaccinati o di essere guariti dal Covid negli ultimi sei mesi per evitare la quarantena di 14 giorni, vero e proprio freno per la rinascita del comparto alle porte dell’estate. La nuova strategia è stata definita nel corso di un tavolo operativo organizzato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e da quello della Salute, Roberto Speranza.

L’obiettivo del governo è quello di riaprire a tutti i Paesi stranieri che abbiano raggiunto un alto livello di vaccinazione. Per gli Usa, in particolare, si punta a metà giugno e nel frattempo si potenzieranno i voli “covid free”.

“Abbiamo chiesto con molta enfasi che Commissione ed Europarlamento procedano con la massima rapidità al certificato verde, per avere un modello europeo su cui confrontarsi per la misure turistiche”, ha spiegato dl vertice europeo di Porto il premier Mario Draghi, ben consapevole che il turismo sarà decisivo per il rimbalzo del Pil italiano nel secondo semestre 2021.

Lo stesso ex presidente della Bce ha lanciato un forte appello all’adozione di un modello comunitario unico, “perché se ogni Paese ha il suo certificato, attua misure diverse per quanto riguarda il turismo ci sarà una gran confusione”.

La replica da Bruxelles è arrivata direttamente dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “il lavoro legale e tecnico per il ‘certificato verde’ è sulla buona strada affinché il sistema sia operativo a giugno”.

Garavaglia: “ripartenza più forte per i più veloci”

“Il Pil non lo fa il governo, alla fine lo fa il mercato. Il governo può e deve mettere gli operatori del turismo nelle condizioni di fare bene e di lavorare al meglio, con le date certe e i protocolli chiari. Per questo anticiperemo alla metà di maggio il lasciapassare europeo, i cui tempi non saranno brevissimi”. Così il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, al convegno inaugurale di Bit Digital. “Sappiamo – ha aggiunto Garavaglia – che le regole sono queste, ma da noi valgono da metà maggio e questo vuol dire togliere la quarantena con i Paesi europei e non solo, anche da Israele e Gran Bretagna e io mi auguro che questa lista in tempi rapidi si allunghi sempre di più perché chi è più veloce ha la ripartenza più forte”.

Per Confturismo sulla quarantena un “passo indietro”

Il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patanè, ha commentato le decisioni del tavolo operativo definendo “incomprensibile il motivo per cui non si tolga la quarantena agli americani, che si sono vaccinati per primi. Io penso che ci vorrebbe un po’ più di regia, non fare proclami ma studiare bene le dichiarazioni perché innestano delle reazioni economiche nelle aziende che sono molto gravi. I passi indietro non sono belli, non si può promettere se non si può mantenere e si deve tornare indietro”.

“Gli americani – ha spiegato – sono un mercato molto importante, non farli venire adesso se sono vaccinati o immunizzati vuol dire non riprenderli più. Non parlo solo del turismo, ma anche di tutto il mondo business, dei congressi, delle aziende che devono andare avanti e indietro e invece e tutto fermo. Dobbiamo ripartire, stiamo affondando”. Patanè è tornato poi a chiedere le vaccinazioni per gli operatori del settore e non solo: “è’ molto importante, si fanno arrivare le persone più serene in vacanza anche dai Paesi stranieri. Le nostre aziende sono tutte disponibili, sarebbe questo il momento per vaccinare tutti, dalle strutture ricettive agli aerei, da chi lavora nei ristoranti fino al personale dei supermercati. Abbiamo vaccinato professori che insegnano da casa”.

Fonte Confcommercio