Albo nazionale delle attività storiche: pubblicato il decreto attuativo

Albo nazionale delle attività storiche: pubblicato il decreto attuativo

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 9 giugno 2026 del Decreto Ministeriale 7 maggio 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministero del Turismo, ha definito le modalità operative per l’istituzione, la gestione, l’aggiornamento e la pubblicazione dell’Albo nazionale delle attività commerciali, delle botteghe artigiane e degli esercizi pubblici storici.

Il provvedimento, previsto dall’articolo 6 del Decreto Legislativo n. 219/2024, entrerà in vigore il prossimo 24 giugno 2026 e rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione del patrimonio economico, culturale e identitario costituito dalle attività storiche presenti sul territorio nazionale.

L’Albo nazionale sarà istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e sarà alimentato dagli albi regionali, provinciali, comunali e delle città metropolitane già esistenti. In fase di prima applicazione, gli enti territoriali che hanno istituito propri registri delle attività storiche dovranno trasmettere gli elenchi delle imprese iscritte entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Una delle principali novità riguarda l’iscrizione automatica all’Albo nazionale delle attività già riconosciute a livello locale. Tali soggetti saranno infatti iscritti di diritto, anche qualora non risultino pienamente conformi ai requisiti previsti dall’articolo 3 del D.Lgs. 219/2024.

La normativa individua come attività storiche quelle esistenti da almeno 50 anni – o per il diverso periodo eventualmente previsto dalle discipline regionali – e caratterizzate da un particolare interesse storico, culturale, artistico, turistico, merceologico o legato alle tradizioni locali.

Due sezioni per valorizzare le eccellenze

L’Albo nazionale sarà articolato in due sezioni distinte:

  • una sezione ordinaria, dedicata alle attività storiche già riconosciute dagli enti territoriali;
  • una sezione speciale riservata alle attività storiche di eccellenza.

Per accedere alla qualifica di eccellenza, le imprese dovranno possedere requisiti particolarmente qualificanti, tra cui lo svolgimento della stessa attività nello stesso locale da almeno 70 anni continuativi, la gestione per almeno tre generazioni consecutive della medesima famiglia (o la continuità garantita da un soggetto subentrante), il mantenimento degli elementi storici, architettonici e di arredo e la collocazione in centri storici o aree di particolare pregio commerciale.

L’operatività della sezione dedicata alle eccellenze sarà completata con l’adozione di uno specifico regolamento ministeriale che definirà modalità e criteri applicativi, anche in relazione alle eventuali deroghe o integrazioni introdotte dalle Regioni.

Promozione e valorizzazione turistica

L’Albo nazionale sarà consultabile attraverso una sezione dedicata del sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con collegamenti ai portali regionali e comunali.

Le attività iscritte beneficeranno inoltre di iniziative di promozione e valorizzazione attraverso il portale nazionale del turismo Italia.it e i canali di ENIT, con l’obiettivo di rafforzarne la visibilità presso il pubblico nazionale e internazionale.

Aggiornamenti periodici e coordinamento istituzionale

Il decreto stabilisce un sistema strutturato di aggiornamento dei dati. I Comuni, le Unioni di Comuni, le Province e le Città metropolitane dovranno trasmettere annualmente alle Regioni gli aggiornamenti dei propri albi entro il 31 gennaio, mentre Regioni e Province autonome provvederanno all’invio al Ministero entro il 31 marzo di ogni anno.

Per garantire il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali è inoltre prevista l’istituzione di un Comitato misto paritetico composto da rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero del Turismo, delle Regioni e dell’ANCI, con funzioni consultive e di raccordo operativo.

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Transizione 5.0: al via le domande dal 12 giugno

Transizione 5.0: al via le domande dal 12 giugno

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha annunciato l’apertura della piattaforma informatica del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dedicata alla prenotazione delle agevolazioni previste dal Piano Transizione 5.0. A partire dalle ore 12.00 di venerdì 12 giugno 2026, le imprese interessate potranno avviare l’iter necessario per accedere ai benefici fiscali destinati agli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e negli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle misure volte a sostenere la trasformazione digitale ed energetica del sistema produttivo nazionale, favorendo l’adozione di tecnologie innovative e l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.

Le modalità operative per l’accesso all’agevolazione sono disciplinate dal decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026, che definisce requisiti, procedure e adempimenti necessari per la fruizione del beneficio. Il provvedimento stabilisce che sono agevolabili gli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, individuati negli allegati IV e V della Legge n. 199/2025, nonché gli investimenti in impianti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, completati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.

Per accedere all’incentivo, le imprese dovranno seguire una procedura articolata attraverso la piattaforma telematica del GSE. In una prima fase sarà necessario trasmettere una comunicazione preventiva contenente i dati identificativi dell’impresa, le caratteristiche degli investimenti programmati e il relativo ammontare economico. Entro sessanta giorni dalla comunicazione di esito positivo da parte del GSE, dovrà essere inviata una comunicazione di conferma attestante il pagamento di un acconto pari almeno al 20% del costo di acquisizione dei beni. Successivamente, una volta completati gli investimenti e realizzata l’interconnessione dei beni ai sistemi aziendali, l’impresa dovrà presentare la comunicazione finale di completamento entro il 15 novembre 2028.

Il decreto introduce inoltre specifici obblighi di monitoraggio. Le imprese beneficiarie dovranno trasmettere annualmente al GSE una comunicazione periodica entro il 20 gennaio contenente informazioni sugli investimenti effettuati, sui costi sostenuti e sulla previsione di utilizzo del beneficio. Entro il successivo 30 giugno dovrà essere inviata una comunicazione integrativa con il relativo piano di ammortamento e l’indicazione delle quote di incentivo imputate nei singoli esercizi.

Per quanto riguarda l’intensità dell’agevolazione, la maggiorazione fiscale del costo dei beni è riconosciuta nella misura del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro e del 50% per la parte eccedente i 10 milioni di euro fino a un massimo di 20 milioni di euro. Il beneficio diventa fruibile a partire dal periodo d’imposta in cui viene trasmessa la comunicazione di completamento degli investimenti, a condizione che il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo e che il GSE abbia espresso esito positivo alle verifiche previste dalla normativa.

Particolare attenzione è dedicata agli investimenti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono ammissibili le spese relative agli impianti di generazione elettrica, ai trasformatori, ai sistemi di accumulo, agli impianti per la produzione di energia termica destinata al calore di processo e ai servizi ausiliari necessari al funzionamento degli impianti. Il dimensionamento degli impianti non potrà superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva interessata.

La normativa prevede inoltre l’obbligo di acquisire una perizia tecnica asseverata rilasciata da professionisti abilitati o da organismi di certificazione accreditati, finalizzata a dimostrare le caratteristiche tecniche dei beni e la loro interconnessione. L’effettivo sostenimento delle spese dovrà invece essere attestato da una certificazione contabile rilasciata da un revisore legale dei conti.

Le attività di controllo e verifica saranno affidate al GSE, che potrà effettuare controlli documentali e richiedere ulteriore documentazione alle imprese beneficiarie. Per questo motivo sarà necessario conservare tutta la documentazione relativa agli investimenti, comprese fatture, documenti di trasporto, certificazioni e perizie tecniche.

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Credito d’imposta per incubatori e acceleratori certificati: al via le domande

Credito d’imposta per incubatori e acceleratori certificati: al via le domande

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato una nuova misura di sostegno destinata agli incubatori e agli acceleratori certificati che investono nel capitale di rischio delle start-up innovative. L’incentivo, previsto dall’articolo 32 della Legge n. 193/2024 e disciplinato dal Decreto Interministeriale del 26 maggio 2025 e dal Decreto Direttoriale del 13 marzo 2026, si concretizza in un contributo sotto forma di credito d’imposta finalizzato a favorire l’accesso ai capitali e la crescita delle imprese innovative nelle prime fasi del loro sviluppo.

In cosa consiste l’agevolazione

L’agevolazione riconosce agli incubatori e agli acceleratori certificati un credito d’imposta pari all’8% dell’investimento effettuato nel capitale sociale di una start-up innovativa. L’investimento può essere realizzato sia in forma diretta sia tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) o altre società che investano prevalentemente in start-up innovative.

L’importo massimo dell’investimento agevolabile è pari a 500.000 euro per ciascun periodo d’imposta, mentre l’investimento deve essere mantenuto per almeno tre anni affinché il beneficio possa essere conservato.

La misura è concessa nel rispetto del regime europeo “de minimis”, che prevede un limite massimo di aiuti pari a 300.000 euro nell’arco di tre anni per ciascun beneficiario.

Chi può accedere

Possono richiedere il contributo gli incubatori e gli acceleratori certificati che risultano:

  • regolarmente costituiti e attivi;
  • iscritti alla sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle start-up innovative;
  • non classificabili come imprese in difficoltà;
  • non soggetti a procedure concorsuali con finalità liquidatoria;
  • in regola con la normativa europea sugli aiuti di Stato;
  • non destinatari di sanzioni interdittive o di altre cause ostative previste dalla normativa vigente.

L’obiettivo della misura è rafforzare il ruolo degli incubatori e degli acceleratori certificati quali soggetti strategici per la nascita e il consolidamento dell’ecosistema dell’innovazione italiano.

Modalità di presentazione delle domande

Le richieste di accesso al contributo dovranno essere trasmesse esclusivamente tramite posta elettronica, a partire dalle ore 10:00 del 30 marzo 2026 e saranno accolte fino ad esaurimento delle risorse disponibili. L’istanza dovrà essere compilata utilizzando l’apposito modulo allegato al Decreto Direttoriale del 13 marzo 2026 e firmata digitalmente dal legale rappresentante del soggetto richiedente.

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Investimenti sostenibili 4.0: nuovo bando MIMIT da 448 milioni per le PMI del Sud

Investimenti sostenibili 4.0: nuovo bando MIMIT da 448 milioni per le PMI del Sud

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il decreto attuativo relativo al nuovo bando “Investimenti sostenibili 4.0”, misura destinata a sostenere programmi di investimento innovativi, sostenibili e ad alto contenuto tecnologico da parte delle micro, piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

L’intervento si inserisce nel quadro del piano Transizione 4.0 e mette a disposizione una dotazione finanziaria complessiva pari a circa 448 milioni di euro, destinata alle imprese operative in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Una quota pari al 25% delle risorse sarà riservata alle micro e piccole imprese.

La misura punta a rafforzare la competitività del tessuto produttivo attraverso investimenti orientati alla digitalizzazione, all’innovazione dei processi produttivi, all’economia circolare e all’efficienza energetica, in coerenza con gli obiettivi climatici e ambientali dell’Unione Europea.

Potranno accedere alle agevolazioni le PMI regolarmente costituite, attive e in regime di contabilità ordinaria, in possesso di almeno due bilanci approvati o, nel caso di imprese individuali e società di persone, di almeno due dichiarazioni dei redditi. Le imprese dovranno inoltre risultare in regola con gli obblighi contributivi, ambientali e assicurativi previsti dalla normativa vigente.

I programmi di investimento dovranno prevedere spese comprese tra 750 mila euro e 5 milioni di euro e dovranno essere avviati successivamente alla presentazione della domanda. Gli interventi dovranno concludersi entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni.

Tra le spese ammissibili rientrano l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi, opere murarie entro il limite del 40% dei costi agevolabili, software, licenze, certificazioni ambientali e servizi specialistici di consulenza collegati alle tecnologie abilitanti del piano Transizione 4.0.

Il bando valorizzerà in particolare i progetti caratterizzati da elevata sostenibilità ambientale, capaci di contribuire alla riduzione dei consumi energetici e all’adozione di soluzioni riconducibili all’economia circolare. Saranno premiati anche gli interventi in grado di garantire un miglioramento dell’efficienza energetica aziendale pari ad almeno il 5%.

Le agevolazioni potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili, attraverso una combinazione di contributo a fondo perduto fino al 35% e finanziamento agevolato a tasso zero fino al 40%, con rimborso in sette anni.

Le domande saranno gestite tramite procedura a sportello da Invitalia. I termini e le modalità operative per la presentazione delle istanze saranno definiti con un successivo provvedimento ministeriale.

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Bonus Giovani 2026: esonero contributivo fino al 100% per le assunzioni under 35

Bonus Giovani 2026: esonero contributivo fino al 100% per le assunzioni under 35

Il Decreto Lavoro 2026 introduce nuove misure per favorire l’occupazione stabile dei giovani attraverso un importante incentivo contributivo destinato ai datori di lavoro privati che assumono lavoratori under 35 appartenenti a categorie svantaggiate o molto svantaggiate. Le prime indicazioni operative sono state fornite dall’INPS con la Circolare n. 55 del 14 maggio 2026.

La misura, denominata “Bonus Giovani 2026”, prevede un esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. L’incentivo può raggiungere un massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore assunto, elevabili a 650 euro mensili nel caso di assunzioni effettuate presso sedi o unità produttive situate nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno, tra cui la Calabria.

Possono beneficiare dell’agevolazione i datori di lavoro privati, compresi quelli del settore agricolo, mentre restano escluse le pubbliche amministrazioni. L’incentivo riguarda giovani che, al momento dell’assunzione, non abbiano compiuto 35 anni e risultino appartenere a specifiche categorie individuate dalla normativa europea come “svantaggiate” o “molto svantaggiate”.

Tra i destinatari rientrano i giovani privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se appartenenti a categorie particolarmente fragili, come soggetti privi di diploma, persone con familiari a carico o lavoratori impiegabili in settori caratterizzati da forte disparità di genere. Sono inoltre inclusi giovani tra i 15 e i 24 anni o persone senza impiego stabile da almeno sei mesi.

La durata dell’esonero varia in base alla tipologia di lavoratore assunto. Per i soggetti “molto svantaggiati” l’agevolazione può essere riconosciuta fino a 24 mesi, mentre per i lavoratori “svantaggiati” la durata massima è pari a 12 mesi. 

L’incentivo è riconosciuto esclusivamente per assunzioni a tempo indeterminato. Sono escluse le assunzioni a termine, le trasformazioni di contratti già esistenti, i rapporti di apprendistato, il lavoro domestico e i contratti intermittenti o a chiamata, anche se a tempo indeterminato. Sono invece ammesse le assunzioni a scopo di somministrazione.

Il beneficio è subordinato a precise condizioni. L’assunzione deve determinare un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti. Inoltre, il datore di lavoro deve essere in regola con gli obblighi contributivi (DURC), rispettare la normativa in materia di lavoro e sicurezza e applicare i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Ulteriori vincoli riguardano il divieto di effettuare licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti l’assunzione agevolata, nonché il divieto di licenziare il lavoratore incentivato o altro dipendente con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva nei sei mesi successivi. La violazione di tali condizioni comporta la revoca dell’agevolazione e il recupero delle somme già fruite.

La misura non è cumulabile con altri esoneri contributivi o riduzioni delle aliquote previdenziali a carico del datore di lavoro, come la Decontribuzione Sud, ma resta compatibile con alcune agevolazioni specifiche, tra cui la certificazione della parità di genere e le riduzioni contributive previste per le lavoratrici madri.

Per accedere al Bonus Giovani 2026, il datore di lavoro dovrà presentare domanda all’INPS esclusivamente in modalità telematica attraverso il “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) – Bonus Giovani 2026”, disponibile sul sito istituzionale dell’Istituto. Le istanze potranno essere inoltrate sia per assunzioni già effettuate sia per rapporti di lavoro non ancora instaurati.

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